Il rapporto tra Giacomo Matteotti e Velia Titta
La profonda avversione di Matteotti alla guerra era già emersa in occasione del conflitto libico del 1912.
L’intransigenza con cui sostiene le proprie idee gli costa molte sofferenze personali. Nel 1915 rischia più volte di essere aggredito dagli interventisti più estremi durante i comizi ed è vittima di diverse campagne diffamatorie condotte dai giornali avversari. A giugno del 1916 provoca un incidente al Consiglio provinciale di Rovigo, di cui scrive a Velia: “Ho detto loro quello che avevo nell’animo, contro la barbarie e l’inciviltà della guerra. È stato uno scandalo – minacce d’arresto. Poi tutto è finito nel nulla”.
Nell’agosto 1916, benché riformato pochi mesi prima e collocato in congedo, viene non casualmente richiamato alle armi. In quanto figlio unico, superstite di sette fratelli, avrebbe dovuto essere esonerato dalla leva. In un primo tempo è assegnato a Cologna Veneta, ma quel soggiorno dura assai poco. Considerato dal Comando Supremo un “violento agitatore”, è punito con il confino nella zona montagnosa di Campo Inglese, nei pressi di Messina, lontano dal fronte. Inizia così il lungo “esilio” siciliano di Matteotti, la sua drastica emarginazione dalla vita pubblica durata sino alla fine del conflitto. Velia lo prega di usare premura. Per stargli vicina, già in attesa del primo figlio, si trasferisce in un albergo a Messina. Nel 1918, mentre è ancora in confino, nasce il suo primogenito Giancarlo.
Matteotti è definitivamente congedato nell’agosto 1919 e autorizzato a fregiarsi del distintivo in virtù della consulenza legale prestata in particolare nei collegamenti, attraverso la Croce Rossa, con i militari siciliani prigionieri in Austria. Mentre Matteotti è in Sicilia la guerra dilaga: è una guerra diversa dalle precedenti. Da un lato è dinamica e tecnologica (con aerei, carri armati, cannoni a lunga gettata); dall’altro è immobile, legata alle posizioni conquistate, alla vita di trincea. In questo contesto emergono le figure degli arditi, reparti d’assalto spesso armati solo di coltelli che scivolano di notte nella trincea opposta per assassinare il nemico. Saranno loro, nel dopoguerra, a essere prima dimenticati dallo Stato e poi a divenire protagonisti del regime.
Ritrovate queste vicende e molti altri approfondimenti alla mostra Giacomo Matteotti, una Storia di tutti, a Palazzo Roncale fino al 7 luglio 2024.
In foto: Passaggio verso una trincea, Archivio del Museo Centrale del Risorgimento di Roma (MCRR)
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