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Il giovane Matteotti

Maggio 14, 2024

Giacomo Matteotti nasce il 22 maggio 1885 a Fratta Polesine. Un luogo difficile, il Polesine, sia dal punto di vista sociale che da quello ambientale, modificato ma non trasformato dall’industrializzazione.

La vicenda di Giacomo si distingue da questo contesto: la sua famiglia ha numerosi possedimenti terrieri e risiede in una villa con giardino, vicino a Villa Badoer progettata da Andrea Palladio. Suo padre, Girolamo, aveva seguito le orme paterne nel commercio di ferro e rame. Si era poi sposato con Isabella Garzarolo. La coppia aveva avuto sette figli dei quali solo tre sopravvissero. Con i proventi della bottega e grazie a oculati investimenti, erano riusciti a raggiungere un’invidiabile posizione economica. Alla morte di Girolamo, la direzione delle aziende agricole e del negozio viene assunta dalla moglie e dal figlio Silvio (1887-1910), mentre Matteo e Giacomo proseguono il loro percorso nel settore economico-giuridico. Nonostante la scomparsa prematura, Matteo (1876-1909) concorre a instradare Giacomo verso l’idealità e la militanza socialista.

Nel 1907 Giacomo si laurea in giurisprudenza all’Università Bologna, sede della più autorevole scuola giuridica italiana. Risalgono agli anni universitari i primi viaggi all’estero, durante i quali comincia a raccogliere materiali sulle strutture carcerarie e sulle statistiche giudiziarie penali, perfezionando anche la conoscenza delle lingue. Appena tredicenne Giacomo si iscrive alla gioventù socialista e nel 1904 al partito, colpito dall’estrema miseria delle popolazioni rurali del Polesine.

Fino al 1916, quando durante la Prima Guerra Mondiale sarà confinato a Messina, opera esclusivamente sul piano locale, distinguendosi come leader del socialismo polesano. Matteotti diviene presto protagonista della vita amministrativa locale: nel 1908 è eletto nel consiglio comunale di Fratta, poi come sindaco di Villamarzana e Boara Polesine, e ancora a Lendinara, Badia Polesine, San Bellino. Proprio nella veste di amministratore pubblico, nonché di capogruppo al Consiglio provinciale di Rovigo, Matteotti può dedicarsi attivamente alla preparazione e revisione dei bilanci, al riordinamento delle scuole primarie, alla creazione di asili e biblioteche, ospedali, comunicazioni tranviarie e fluviali. Un riformismo, il suo, che non è un generico ideale umanitario né tanto meno un impaziente rivoluzionarismo velleitario, anche se non privo di prese di posizioni scomode: nel 1912 è contro la guerra di Libia, sogna la neutralità, immagina la politica come servizio. Queste idee ed esperienze spiegano l’ostilità di Giacomo verso ogni forma di demagogia e di retorica estremista e l’inflessibile ostinazione con cui difende, nel partito e nel Paese, le conquiste democratiche e la pace, indispensabili per attuare il programma riformista.

Bravo oratore, capace di trascinare le masse, riesce a imporsi all’attenzione dei dirigenti nazionali del partito in occasione del congresso dei comuni socialisti del gennaio 1916. Due mesi dopo Matteotti è chiamato a ricoprire la carica di segretario del comitato direttivo della Lega dei Comuni socialisti.

Ritrovate queste vicende, e molti altri approfondimenti, alla mostra Giacomo Matteotti, una Storia di tutti, a Palazzo Roncale fino al 7 luglio 2024. 

In foto: Un giovane Giacomo Matteotti, Fondazione di Studi Storici “Filippo Turati”

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