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Il “giovane arciere”: le ricerche, il ritrovamento e i funerali di Giacomo Matteotti

Luglio 10, 2024

Il 27 giugno 1924, nel mezzo delle ricerche, Filippo Turati, compagno socialista, amico e collega di Giacomo Matteotti, gli dedica un lungo e commosso discorso a Montecitorio, e dà inizio a quella che verrà ricordata come la Secessione dell’Aventino: un’azione di protesta delle opposizioni, che dichiarano di abbandonare il Parlamento finché il Governo non avrebbe fatto chiarezza sulla sparizione di Matteotti.

E questo vivo, ritto nella sua svelta figura di giovane arciere, di cui voi vedete il sorriso, di cui voi scorgete il cipiglio […]  questo ormai immortale e invulnerabile, fatto tale dai nemici nostri e d’Italia; questo vivo, nell’odierno rito, è trasfigurato. […] Signori, dall’eccidio di Giacomo Matteotti la nuova storia d’Italia incomincia. A noi un solo compito: esserne degni. […] Lui che si fece volontario della morte – questo fanciullo dagli occhi pieni di bontà, che tutti ci rimbrottava ed a tutti indulgeva, perché tutti sapeva comprendere e sapeva la inanità delle prediche contro la umana fralezza -; Lui, figlio di una madre antica, che geme; Lui, sposo di una sposa giovane, che paventa di smarrire il senno; Lui, padre di tre teneri bimbi, virgulti inconsci che un giorno metteranno le spine, verso i quali Egli aveva tenerezze di madre, come, nell’intimità della casa felice, pareva un figlio alla sposa. 

Le ricerche del corpo di Matteotti proseguono per due mesi, mentre l’opinione pubblica, nazionale e internazionale, si fa sempre più indignata contro il Governo di Mussolini. Si ricerca fuori Roma, prima nei pressi del Lago di Vico, poi nella macchia della Quartarella, dove il 12 agosto viene ritrovata la giacca – logora e insanguinata – e poi il corpo del deputato, il 16 agosto. Giacomo Matteotti viene rinvenuto sepolto in una piccola fossa, completamente denudato e in condizioni disumane.

Pochi giorni dopo, il feretro dell’onorevole parte dalla stazione di Monterotondo per arrivare, in un treno merci notturno, a Fratta Polesine il 21 agosto. Per i funerali, svolti all’alba – e nonostante questo, estremamente partecipati dalla comunità locale – , la moglie Velia Titta chiede al Governo “che nessuna camicia nera si mostri davanti al feretro e ai miei occhi durante tutto il viaggio, né a Fratta Polesine, fino a tanto che la salma sarà sepolta.” Anche dopo la morte di Matteotti, la sua famiglia verrà perseguitata dal regime, e chiunque visiti la sua tomba verrà schedato, fino al 1945.

Ritrovate queste vicende e molti altri approfondimenti alla mostra Giacomo Matteotti. Una Storia di Tutti, a Palazzo Roncale fino al 28 luglio!

In foto: La prima commemorazione sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, Roma, giugno 1924

 

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