In Parlamento: il coraggio di Matteotti
Durante l’attività parlamentare, intrapresa dal 1919, Giacomo Matteotti si occupa del Paese con tenacia e intransigenza, tanto da essere soprannominato dai compagni “Tempesta” per il suo carattere. È protagonista dell’espulsione dei gradualisti dal PSI, fondando, assieme a Filippo Turati, Claudio Treves e Giuseppe Emanuele Modigliani, il Partito Socialista Unitario (PSU), di cui viene eletto segretario. Nel 1923, nel contesto dell’Internazionale di Amburgo, sostiene la nascita degli Stati Uniti d’Europa, per fermare il dilagante nazionalismo.
Matteotti è tra i primi a lottare concretamente e intellettualmente contro il fascismo. Intuisce che i Fasci di combattimento non sono una parentesi innocua nel panorama politico italiano, e per questo inizia a raccogliere dati e testimonianze sulle violenze squadriste, prima in Veneto e poi in Italia. Lui stesso è vittima di queste violenze per ben due volte nel 1921: la prima a gennaio e la seconda a marzo, quando viene sequestrato, picchiato e abbandonato nella campagna tra Castelguglielmo e Lendinara (RO). Le denunce di Matteotti sulla violenza del fascismo si concentrano nella pubblicazione “Un anno di dominazione fascista”, documento che, insieme al discorso pronunciato alla Camera dei Deputati il 30 maggio 1924, scatena le ire del partito fascista e di Mussolini.
Nell’aprile 1924 l’Italia vota alle prime elezioni con una nuova legge elettorale, la legge Acerbo, che introduce un premio di maggioranza al sistema proporzionale. Nel discorso presentato davanti al Presidente del Consiglio, Benito Mussolini, il 30 maggio, Matteotti contesta le elezioni appena avvenute, sostenendo che fossero state svolte in un clima di terrore e denunciando la presenza di una “milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse.”
Pochi giorni dopo questo intervento, ripetutamente interrotto e contestato dalla maggioranza fascista, Matteotti, mentre si dirigeva in Parlamento nel pomeriggio del 10 giugno 1924, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, viene rapito, ucciso, e portato fuori Roma da un gruppo di sicari fascisti in una Lancia Kappa. Il suo corpo, martoriato e sepolto sommariamente nella campagna romana, viene ritrovato solo due mesi dopo, il 16 agosto 1924.
Ritrovate queste vicende e molti altri approfondimenti alla mostra Giacomo Matteotti. Una Storia di Tutti, a Palazzo Roncale fino al 28 luglio!
In foto: Uno degli ultimi scatti di Matteotti con i compagni, 1924, Archivio Contrasto
Condividi questo articolo